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Una Pizza DIGERIBILE

Leggiamo con molto piacere dal sito www.cibo360.it  (Il sito del Wellness Gourmet) a conferma della ns scelta di lunghe lievitazioni per gli impasti.

Il problema della scarsa digeribilità della pizza è dovuto anche alla cattiva lievitazione. Molti pizzaioli forzano i tempi della fermentazione dell’impasto, non dando il tempo ai lieviti di agire sulle caratteristiche dell’impasto, rendendolo più buono al gusto e anche molto più digeribile.

La sensazione di grande sete che compare a volte dopo aver mangiato la pizza non è solo causata dall’abbondanza di sale, ma dalla scarsa digeribilità causata da una lievitazione troppo rapida.

Dunque, meglio selezionare le pizzerie dove questo non accade, dove probabilmente la lievitazione è prolungata e fatta come si deve.

Il marchio Pizza BIOLIGHT della nostra pizza, lo sapete bene, è distintivo di una linea di pizza e focaccia ad alto valore nutrizionale, ricca di antiossidanti naturali che aiutano a combattere i danni dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento.

Il lievito madre e la maturazione naturale esaltano e sprigionano le qualità di farine bio macinate a pietra francese, rendendo altamente leggera e digeribile qualsiasi soluzione culinaria.

  • Alta idratazione per garantire alveaolatura e friabilità. Lunghe lievitazioni indirette a garanzia dell’alta digeribilità del prodotto.

Lombardia – Kebab realizzato con scarti dei macelli?

Milano – Secondo una ricerca in corso da parte di esperti sulla sicurezza alimentare, interna all’Authority italiana, sta emergendo che in Lombardia da tempo si verificherebbero numerose anomalie nella commercializzazione e nella vendita di prodotti Halal.

A denunciarlo è l’Halal International Authority (HIA), l’unico organismo italiano, membro del World Halal Food Council, riconosciuto a livello internazionale da enti Governativi e non, in grado di certificare a livello mondiale prodotti agroalimentari e servizi secondo gli standard islamici. E proprio secondo l’HIA, gli esercizi commerciali dove si registrerebbero le irregolarità maggiori sarebbero soprattutto le macellerie, in particolare quelle site a Milano.
L’organismo di controllo dell’HIA, infatti, ipotizza che su 300 esercizi commerciali del capoluogo lombardo, circa 220 venderebbero carne spacciata per “Halal” ma in realtà si tratterebbe di scarti di carne di macelli e di carne non assolutamente conformi alla religione islamica. Dunque, queste carni potrebbero contenere tracce di dna di maiale oppure macellate secondo un rituale non islamico.
Ma se questa notizia sciocca i consumatori di fede islamica che mangerebbero così carni suine a loro insaputa, anche ai consumatori italiani, comunque non dovrebbe far troppo piacere l’idea di ingerire, addentando un succulento kebab, un insieme di ‘scarti’, con tutto ciò che ne può conseguire.